I Siciliani articolo solarium Aldo Cesar Fagà 1986

Articolo sull'evento del 1983 (foto Aldo Palazzolo), protrattosi lungo il 1984 e il 1985. Accorpamento (già distinto dal concetto di installazione) misure ambientali, terrazze di via Lazio in Siracusa (foto Nino Privitera).
Settimanale “I SICILIANI”. ANNO IV. N. 48 - 26 GIUGNO 1986, L'artista sui tetti.
Quando Martin Heidegger fondava il suo Geviert, “la quadratura di terra e cielo, mortali e divini”, non aveva dinnanzi il cielo delle antenne, la poesia sprigionabile oltre il frammentario consumo delle narrazioni televisive, i grovigli sensibili di filo e metallo che invadono la geografia sovrastante delle nostre terrazze. Questo spazio del mondo quotidianamente solcato da installatori, professionali e dilettanti preoccupati di orientare, ricevere, singolarizzare il messaggio elettronico su milioni di tetti, attende il suo Levi Strauss che ne tracci le etnie e I comportamenti, ma ha già trovato in Aldo Cesar Fagà il primo artista che vi sia intervenuto con “installazioni” dalle forti connotazioni ecologiche operando una trasformazione in punta di scheletro fra queste architetture così familiari da esserci diventate naturali ed invisibili. Intervenire su un terrazzo dell'era televisiva non è stato fracile, per quanto estesa sia la superficie di consimili spazi affollati dalla catena semigenetica e ininterrotta delle antenne, Fagà ha dovuto cercare un permesso e più di un permesso per accedere con I suoi lavori presso il popolo delle antenne. Avete capito bene: antenne televisive. Non è illegale tenere arte e artisti sui tetti, ma tutti sono predisposti e condizionati a vedere gli artisti nelle apposite gallerie e le antenne in mano agli antennisti, sclerotica parabola del vivere specializzato. Alla fine di una lunga ricerca di autorizzazione qualche condomino, pur sospettoso che il proprio animale domestico televisivo, avesse a patire qualche danno al tubo ricettivo, ha accettato che Aldo Cesar Fagà, un'origine periferica e sudamericana nutrita di inflessioni leonardesche, celebrasse sul terrazzo l'installazione aeriforme dei suoi mimetici lavori. Antenne insetti, per la precisione, rivestite con fili di ferro e plastica e raffiguranti libellule, coleotteri, e fastidiose zanzare. Questo catalogo di forme improbabili non ha trovato ne critici ne Canale 5 ne serate inaugurali a condire il destino di un lavoro tanto naturale che nessuno, prima di Fagà l'aveva realizzato. Salvo Baccio.
Salvo Baccio, poeta, giornalista, scrittore, autore dell'articolo, è scomparso nel 2007. Da quei primi anni ottanta, la nostra conoscenza sfociò in una amicizia che portò ad una fattiva collaborazione.
Da lì, tra l'altro, scaturì il progetto per il libro e manifesto “Le MacchineCambiarne”, nato da quell’incontro lungo l’itinerario già avviato di questi lavori, dove vengono espressi alcuni intenti già avviati da alcuni anni:
«[...] preferiamo le forme leggere e mobili, le mutazioni di Proteo come quelle animali e botaniche attraversino ancora la genealogia delle arti e sussultino la genialità, preferiamo ancora le stratigrafie imperdonabili da terremoto diventino fisica intrusa delle particelle, esperimento continuo, tradizione e non avanguardia e tradizione turbolenta e non pacificata […]. Le bestie della scienza catturano la nostra attenzione, le forme naturali nel regno non escluso dell’uomo [...]» (Baccio & Fagà, 1986).
